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Indiani controcorrente: più cambia la difesa, meno gol subisce. E l'Arezzo vede i playoff

Ventiquattro schieramenti diversi in 35 giornate di campionato, in barba ai luoghi comuni del calcio. Eppure i numeri danno ragione all'allenatore e le reti al passivo, rispetto al girone di andata, si sono dimezzate

Da che calcio è calcio, la difesa è il reparto che bisogna modificare il meno possibile. Fatte salve le situazioni di forza maggiore, il pacchetto arretrato va rodato, amalgamato, privilegiando la continuità su tutto il resto. In mezzo al campo e davanti ci si può sbizzarrire con maggiore libertà, anche perché più ci si avvicina all’area avversaria e più diventano importanti la fantasia, la giocata del singolo, l’intuizione del momento. Dietro no, dietro occorre codificare i movimenti, le uscite sui portatori di palla, sapere quando c’è da aggredire e quando è meglio scappare verso l’area. Un quartetto base aiuta, almeno in teoria.

In realtà Paolo Indiani sta riscrivendo certi postulati, andando contro i luoghi comuni che in questo ambiente sono duri a morire. Un po’ per necessità (in attacco le alternative sono meno numerose) e un po’ per scelta, ha costantemente messo mano alla difesa, come testimoniano i numeri: in 35 giornate di campionato, l’Arezzo ha schierato 24 linee diverse. L’unica costante è lo schieramento a quattro, “tradito” solo una volta nella trasferta di Cesena, partita in cui la squadra si ridisegnò con il 3412, mettendosi a specchio con gli avversari.

Se nella prima gara dell’anno, a Rimini, giocarono Renzi, Masetti, Polvani e Coccia, nell’ultima a Lucca sono scesi in campo Renzi, Risaliti, Polvani e Montini. In mezzo ci sono altre 22 combinazioni differenti, la più frequente delle quali (si fa per dire) è stata quella formata da Montini, Masetti, Risaliti e Coccia, utilizzata per 4 gare di fila nel girone di andata contro Gubbio, Vis Pesaro, Pineto e Fermana e poi mai più riproposta.

Le decisioni di Indiani nascono da considerazioni tecniche legate allo stato di forma e alle caratteristiche degli avversari ma anche dalle contingenze: Masetti, Polvani e Coccia hanno subìto infortuni gravi in stagione e sono rimasti fuori globalmente per mesi, riducendo il ventaglio delle opzioni disponibili. Il filo conduttore è comunque la scelta ragionata e consapevole del turn over, che secondo l’allenatore è vitale per tenere tutto il gruppo sulla corda e alzare il livello degli allenamenti.

La domanda che a questo punto viene da porsi è la seguente: l’alternanza dei difensori ha pagato oppure no? Rinunciare al quartetto base di cui si parlava all’inizio è stato utile alla squadra? La risposta, di nuovo, sta nei numeri. Dividendo il campionato in tre parti, vengono a galla dati chiarissimi: nelle prime 12 giornate l’Arezzo ha subìto 19 gol, nelle successive 12 ne ha incassati 14 e nelle ultime 11 ne ha beccati 8. E ancora: nelle prime 16 giornate del girone di andata, i gol al passivo erano 25. Nelle 16 del girone di ritorno sono scesi a 13, la metà. Un trend in continuo miglioramento, evidentemente motivato dal fatto che più dell’amalgama è stata importante la qualità del lavoro quotidiano. Cioè proprio il dettaglio che Indiani considera il più decisivo di tutti.

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