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Economia

Sei mesi di lavoro per pagare le tasse. Così il 50% del reddito delle imprese finisce nelle casse dello Stato

Presentato il rapporto 2023 dell'osservatorio permanente di Cna sulla tassazione delle piccole e medie imprese. Tra imposte statali, comunali e regionali ecco quanto rimane degli introiti agli imprenditori locali

Gli introiti dei primi sei mesi dell’anno destinati completamente alle tasse. Il ‘socio silente’ delle aziende aretine, come di quelle italiane più in generale, ha il volto dell’amministrazione pubblica che, seppure con differenze consistenti, applica una pressione fiscale costante e improrogabile. E sebbene le percentuali locali si collochino ben al di sotto delle medie nazionali e regionali, il 50,2% del reddito d’impresa viene assorbito dalla tassazione. A rivelarlo sono le cifre del rapporto 2023 dell’osservatorio permanente di Cna che, all’indomani del periodo pandemico, ha condotto un’accurata ricerca sulla tassazione delle piccole e medie imprese comparando 114 capoluoghi italiani. Arezzo, nella classifica nazionale, si colloca al nella top ten dei più virtuosi. “L’indagine mostra che l’anno scorso la tassazione media sulle imprese è scesa al 52,7% (dal 60,6% del 2019) grazie alla deduzione Imu del 100%, l’eliminazione dell’Irap e la rimodulazione dell’Irpef - afferma Fabio Mascagni presidente Cna Arezzo - tutti interventi sollecitati da anni dalla nostra associazione. Va detto che anche se la pressione fiscale è scesa, resta comunque elevata confermandosi fra le più alte d’Europa”.

Come detto, l’incidenza ad Arezzo della tassazione sul reddito d'impresa pesa complessivamente il 50,2% (era il 55,4% nel 2019): l’indicatore considera la somma versata in Irpef e relative addizionali regionali e comunali, Imu, Tari e i contributi previdenziali. Declinando sulla realtà le statiche, il centro studi ha preso a modello una ditta individuale manifatturiera, con un laboratorio di 350 mq, un negozio di 175 mq, 5 dipendenti, un fatturato di 431mila euro all’anno e un reddito d’impresa di 50mila euro/anno. Di aziende di questo tipo Arezzo è piena.

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“lo scorso 1° luglio, dopo 183 giorni dall’inizio dell’anno - spiega ancora Mascagni - è stato il giorno in cui l’imprenditore aretino ha smesso di lavorare per l’ingombrante socio fiscale e cominciato a lavorare per sé ma con un reddito disponibile più che dimezzato: i 50mila euro scendono infatti a 24.875 euro. Arezzo occupa il miglior posto in classifica in Toscana. Nel confronto Firenze è la penultima (più in basso Livorno al 110° posto), al 93° posto con una pressione fiscale del 54,3% ed il tax free day fissato al 16 luglio, Siena è 51esima e Grosseto 48esima. Il quadro complessivo continua a essere insostenibile per le piccole imprese e richiede una serie di interventi urgenti come agganciare il valore catastale degli immobili al valore di mercato, una maggiore equità nel prelievo Irpef, premiare le imprese virtuose tassandole di meno per i redditi lasciati in azienda. Tutto ciò di pari passo a una semplificazione del sistema fiscale oggi troppo complesso e ad un ripensamento del sistema di accertamento che possa arginare l’evasione fiscale oggi stimata fino a 100 miliardi di euro”.

Tra le imposte comunali che più pesano sulle spalle delle aziende c’è la Tari. “Dal 2015, anno in cui sono stato nominato assessore - spiega Alberto Merelli del Comune di Arezzo - l’amministrazione comunale non ha aumentato alcuna delle proprie imposte. L’unica a crescere è quella relativa al servizio di gestione e smaltimento dei rifiuti che è stata rimodulata sulla base delle indicazioni e delle variazioni dei costi stabilite dal gestore”.

“Il risultato più che positivo del Comune di Arezzo evidenzia in maniera inequivocabile la corretta gestione delle finanze locali che consente di regolare la pressione fiscale sulle imprese in maniera equilibrata e virtuosa – commenta il sindaco di Arezzo Alessandro Ghinelli -. Considerando infatti che il carico fiscale locale rappresentato da Imu, Tari e addizionale Irpef grava sul totale della tassazione per il 27%, percentuale considerevole su un totale che per il restante 73% è rappresentato da aliquote fisse nazionali, questo significa che il Comune è stato in grado di operare incisivamente a favore della riduzione della pressione fiscale. Quanto emerge dall'indagine Cna è un'ulteriore conferma del lavoro attento e minuzioso dagli uffici guidati dall'assessore Alberto Merelli”.

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