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Castiglion Fiorentino, il consiglio comunale boccia le tariffe Tari 2024

Per i cittadini rimarranno in vigore le tariffe del 2023

Con i voti favorevoli dei gruppi consiliare di “Libera Castiglioni” e “Castiglioni nel Cuore” e l’astensione del gruppo “Città al Centro”, durante il consiglio comunale di ieri pomeriggio, non sono state approvate le tariffe elaborate per questo 2024 dall’assemblea di Ato Toscana Sud.

Da una disamina degli ultimi anni, dati alla mano, è emerso che il Pef risulta aumentato pur con servizi invariati nonostante il consistente e progressivo aumento dei dati sulla raccolta differenziata. Ecco le cifre: 2.178.437 euro nell'anno 2020, 2.281.719 euro nel 2021; 2.382.684 euro nel 2022, 2.507.790 euro nel 2023; 2.666.533, euro nel 2024 con aumento calmierato, ma PEF pari a 3.322.787,00 € ante limite di crescita.

Per l'amministrazione castiglionese si è concluso ieri un percorso iniziato anni fa (nel 2021 era stato presentato ricorso al Tar per le ripartizioni delle annualità) che ha visto il comune di Castiglion Fiorentino prendere delle decisioni controcorrente.

Anche nell’ultima assemblea Ato Toscana Sud il comune di Castiglion Fiorentino ha espresso voto contrario proprio nei punti da 5 a 8 relativi, tra le altre cose, sia alla “Determinazione del corrispettivo impianti” che alla “Determinazione dei costi e delle detrazioni di diretta competenza comunale per l’anno 2024”.

Il Consiglio Comunale ha evidenziato l’incertezza della materia e la non equità e non congruità dei parametri che emergono dalla ripartizione tra Comuni; è stato posto poi in evidenza il dell’intero Ambito Ato Sud che ammonta a 19.200.611 euro, un importo che pregiudica le scelte del futuro.  Tale sistema ha portato a un incremento dei costi da una parte non più sostenibile per i contribuenti, chiamati poi a coprire con la tassa il totale del costo, e dall’altra parte non più comprensibile nella sua determinazione.

La scelta di non approvare le tariffe 2024 sarebbe dunque una decisione dettata da una serie di motivi: secondo l'assemblea "non risultano controllabili le modalità di costruzione della tariffa, né la correttezza della ripartizione dei costi tra i Comuni, né soprattutto misurabile e valutabile la correttezza dei costi del gestore che poi determinano le tariffe; non risulta nemmeno attuato l’art. 14 della direttiva 2008/98/CE del Parlamento Europeo dove viene sancito il principio di chi meno inquina meno paga, visto che se prendiamo in esame sia le tonnellate dei rifiuti prodotti che le percentuali di raccolta differenziata raggiunta dai Comuni non risulta un corrispondente costo imputato; non risultano compatibili con i principi del libero mercato le modalità messe fin qui in atto dal Gestore visto che lo stesso fattura i servizi al Comune, avendo così un’entrata certa e pertanto nessun rischio d’impresa, a fronte di un rischio d’insolvenza dei cittadini interamente in capo al Comune a fronte di un servizio erogato da un soggetto aggiudicatario di una gara pubblica e i cui costi e le scelte imprenditoriali non sono sotto il diretto controllo del Comune".

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